restauro

 

“Spesso è aggiustando le cose che arriviamo a capire come le cose funzionano”

Per Restauro s’intende qualsiasi intervento volto a rimettere in efficienza, a facilitare la lettura e a trasmettere integralmente al futuro un prodotto dell’attività umana, di ogni epoca e fattispecie (Carta del Restauro, 1972). In questa comune concezione dobbiamo inevitabilmente distinguere un restauro relativo alle opere d’arte, dal un restauro relativo ai manufatti industriali (intendendosi nella categoria anche i prodotti del più minuto artigiano). Finchè si tratta di prodotti industriali, lo scopo principale del restauro sarà di ristabilire la funzionalità dell’oggetto e pertanto, la natura dell’intervento sarà esclusivamente legata al raggiungimento di questo obiettivo. Quando invece si tratta di opere d’arte, anche se fra queste se ne trovano che posseggono uno scopo funzionale, come le architetture e in genere gli oggetti della cosiddetta arte applicata (ad esempio mobili ed arredi), risulterà che il ristabilimento della funzionalità, pur rientrando nell’intervento di restauro, non ne rappresenta in definitiva che un lato secondario o concomitante, mai quello primario e fondamentale, per quello speciale prodotto dell’attività umana che la coscienza collettiva riconosce come opera d’arte. Accettando i concetti fin qui elencati che stanno alla base della teoria, qualsiasi intervento dovrà essere eseguito rispettando il più possibile la storicità e la materialità dell’oggetto, ristabilendone “l’unità potenziale”, ed evitando di cancellare tutti i segni del passaggio nel tempo. Solo nei casi limite si procederà ad una ricostruzione ex–novo, rispettando il più possibile la forma, il materiale e le tecniche costruttive originali.

Per dirla in parole povere sia ben chiaro un concetto: Restaurare non significa rimettere a nuovo, ma intervenire per rallentare il più possibile il degrado a cui ogni cosa materiale è inevitabilmente destinata. Per questo motivo un restauro non è mai da considerarsi definitivo.

Il Restauro del mobile

Il restauro di un mobile è insieme un intervento di ripristino di uno stato preesistente e una operazione di rimozione delle cause di logorio e distruzione (A. V. Vaccari, 1992). Il ripristino va inteso nel senso di ritrovare quello che rimane della situazione originale, non di ricostruire quello che ormai è stato perduto, accettando come integrazioni i segni lasciati dal Tempo. Tuttavia talvolta la caratteristica di oggetto funzionale propria del mobile, può richiedere la ricostruzione di parti mancanti necessarie alla sua integrità e stabilità. All’atto pratico ogni mobile costituisce un caso a se, ed ogni volta si dovrà decidere il tipo di intervento da attuare: Il restauro infatti è sempre una scelta di compromesso tra discordi esigenze e diverse finalità. Senza troppo dilungarsi nella teoria, si possono distinguere due principali categorie di restauro: il restauro museale e il restauro funzionale. Il Restauro museale considera il mobile come un documento storico-artistico dell’epoca in cui fu costruito e delle successive, perciò non prevede ne ricostruzioni o aggiunte, ne rimozioni o distruzioni, mantendo anche eventuali modifiche alla struttura originale apportate in seguito. Sono tuttavia consentiti interventi sulla struttura atti a garantire l’integrità e la staticità del mobile. Il Restauro funzionale considera il mobile come un oggetto da utilizzare da inserire in un ambito d’arredamento e perciò prevede il ristabilimento della sua integrità, con il consolidamento delle parti compromesse, il rifacimento delle mancanti, la rimozione, nel limite del possibile, delle parti aggiunte o alterate, il recupero delle funzioni meccaniche e la ripresa delle lucidature. Per quanto riguarda vecchi restauri o precedenti riparazioni, se eseguite correttamente, possono essere mantenute, altrimenti devono essere tolte o sostituite.

Il Restauro dei serramenti e degli infissi

Nel restauro degli infissi si dovrà necessariamente tener conto sia della conservazione, sia della restituzione (e in alcuni casi del miglioramento) funzionale dell’oggetto. Infatti quasi sempre si tratta di manufatti che si trovano in opera (fatto salvo i rari casi di musealizzazione), perciò si dovrà scegliere preferibilmente per un restauro di tipo funzionale. I serramenti esposti all’ambiente esterno sono chiaramente soggetti a deteriorari più rapidamente è pertanto vanno protetti con prodotti diversi da quelli utilizzati in interno, che permettano al materiale di respirare (permeabilità al vapore), ma allo stesso tempo di mantenere una certa impermeabilità all’acqua e schermatura dei raggi solari. Infatti il legno deperisce rapidamente se esposto alternativamente all’acqua e all’aria, cioè a fasi di inumidimento, seguite da fasi di asciugatura a contatto con l’ossigeno. I problemi maggiori iniziano proprio quando la vernice non permette all’umidità accumulatasi nella stagione umida di fuoriuscire rapidamente all’esterno, creando le condizioni ideali per l’attacco e la sopravvivenza di agenti biotici (tarli e funghi), che possono causare danni irreversibili. I prodotti che attualmente rispondono meglio a queste caratteristiche sono formulati a base di olio di lino cotto, unito ad altre sostanze sempre naturali, con un vantaggio per la salute che non ha prezzo (è stato provato infatti che i prodotti vernicianti sintetici possono essere spesso la causa di vari disturbi fisici, come ad esempio il mal di testa). Un valore aggiunto è l’assenza di patine spesse, condizione che evita lo sfogliamento della vernice, che nel tempo subisce un invecchiamento “nobile” e gradevole esteticamente. Le colorazioni sono formulate con sistemi tradizionali che permettono di recuperare con facilità i valori cromatici tradizionali.